venerdì 18 aprile 2008

SALONE DEL LIBRO DI TORINO



Io non ritengo che uno Stato che mantiene un’occupazione, commettendo giornalmente crimini contro civili, meriti di essere invitato ad una qualsivoglia settimana culturale. Ciò è anti-culturale; è un atto barbaro mascherato da cultura in maniera cinica. Manifesta un sostegno ad Israele, e forse anche alla Francia che appoggia l’occupazione. Ed io non vi voglio partecipare.



Aharon Shabtai

in risposta alla convocazione al Salone del libro di Parigi

Aharon Shabtai è uno dei maggiori poeti israeliani contemporanei e il più apprezzato traduttore di drammi greci in ebraico.










Ogni anno il popolo palestinese commemora al-Nakba, la catastrofe.
Al Nakba è l’appellativo che i Palestinesi danno al 15 maggio 1948, data in cui lo stato d'Israele si è impossessato delle terre, delle case e delle vite del popolo palestinese.
Al Nakba è stato il giorno in cui il popolo palestinese si è transformato in una nazione di rifugiati. 750.000 Palestinesi sono stati espulsi dalle loro case e sono stati costretti a vivere nei campi profughi. Molti di quelli che non sono riusciti a scappare sono stati uccisi.
Nel 1948 più del 60 per cento della popolazione palestinese è stato espulso. Più di 530 villaggi palestinesi sono stati evacuati e distrutti completamente.


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Che dite, c'è nè abbastanza per non partecipare al Salone Del Libro di Torino, che quest'anno ha invitato lo Stato di Israele, quando già si era impegnato con l'Egitto?

Personalmente non andrò ed invito a non andare.

Aggiungete il fatto che il patron di tutta la fazenda è un ex piduista e il gioco è fatto:

Rolando Picchioni tessera P2 n.2095



Pensate, quanta strada han fatto gli ex piduisti, uno ce l'abbiamo persino a capo del governo, dell'editoria, dei mass media. Non vi viene in mente che il piano di rinascita democratica abbia raggiunto il suo scopo?

« Il vero potere risiede nelle mani dei detentori dei mass media »
(Licio Gelli)

9 commenti:

holly ha detto...

Sul fatto che i palestinesi siano da sessant'anni e oltre senza la loro terra, nessun dubbio. Ma non credo che boicottare il Salone del Libro di Torino sia la giusta strategia: come ha detto Umberto Eco, allora anche durante il nazismo bisognava boicottare scrittori come Thomas Mann, oppure rifiutarsi di leggere Heidegger - dichiarato nazista - e Céline, antisemita.

Andrea ha detto...

il paragone col nazismo è calzante, come avrai letto lo stato di Israele è nato da una deportazione di massa. Se poi ci mettiamo che una giornalista come Fiamma Nirestein si è presentata alle elezioni italiane in quota AN, la cosa la dice lunga su come la pensino gran parte dei sostenitori di Sharon prima e Olmert ora. Sono gli stessi che hanno ucciso Begin. Nessuna pace e sterminio del popolo Palestinese. Sono gli stessi che hanno portato avanti Hamas, salvo gridare ai fondamentalisti al governo, per poter ricominciare a bombardare. L'unico leader, delfino di Arafat, lo fanno marcire in galera ed è Marwan Barghouti. Un bello stato democratico davvero. Personalmente mi fa un po schifo averci a che fare.

Andrea ha detto...

dimenticavo e Picchioni piduista dove lo mettiamo?

holly ha detto...

Un conto è il governo dello stato di Israele, un conto sono gli scrittori: non tutti sono d'accordo con la politica del loro governo, come del resto neanche Thomas Mann - pur scrivendo all'epoca del Terzo Reich - aveva abbracciato le dottrine naziste.
In genere, non credo che i boicottaggi siano molto utili alla causa per cui sono proposti.

Andrea ha detto...

beh, io penso l'esatto contrario.
Non mi hai risposto sul fatto di Picchioni

holly ha detto...

Ignoravo che Picchioni fosse piduista, perciò non sono in grado di risponderti su questo punto.
Il mio parere resta, comunque, invariato: boicottare le manifestazioni, soprattutto quelle culturali, non è mai servito a granché. La Cina è molto più che piduista, ma boicottare le Olimpiadi, ormai, non servirà. Bisognava pensarci prima.

sraule ha detto...

boicottare le manifestazioni, soprattutto quelle culturali, non è mai servito a granché.

non potrei essere più d'accordo.

Andrea ha detto...

Può darsi, ma con certe iniziative personalmente non voglio aver nulla a che fare. Che si stabilisca un dibattito serio, visto che le voci dissonanti in Israele non mancano e purtroppo non sono invitate a parlare.
Non ho nulla contro il popolo ebraico, che ha sopportato l'inferno, ma lo stato di Israele è un errore Storico, un'aberrazione
e nessuno vuol farci i conti.

http://www.mastermatteimedioriente.it/pdf/ilanpappeintervistagiorgio.pdf

holly ha detto...

Stiamo continuando a girare intorno allo stesso tema: un conto è lo stato di Israele, un conto sono intellettuali e scrittori. Allora neppure l'Iran o i paesi musulmani si possono definire democrazie, ma non per questo registi come Abbas Kiarostami o scrittori come Tahar Ben Jelloun devono essere boicottati o non invitati alle manifestazioni.