Tanto tempo è passato dall'ultimo post. E' che il tempo per scrivere di me è sempre poco e lo impiego a "fare" più che a dire quel che faccio. Ci sono momenti però che parlare delle proprie cose è necessario. Questo è il momento. esce un nuovo lavoro, che non è un romanzo e che non è una graphic novel ne un saggio. E' un lavoro musicale, un cd.
"Hei, che stai combinando? ho letto il libro su Umiliani, molto bello complimenti! Ma Bertani? Nuovi fumetti?" .
" In realtà sto lavorando ad un cd"
" Come un cd, non sapevo suonassi. Pure musicista, la miseria, ma non stai fermo un attimo"
Questo è il tono delle conversazioni avute recentemente con chi mi segue.
In realtà, oltre a giocare a calcio e correre dietro alle ragazzine, la mia attività prima è stata suonare, da quando avevo dieci anni e forse meno. Prendevo lezioni di chitarra da un ciabattino.
A quattordici anni il primo gruppo, dove c'era il mio sodale in TMO, Daniele ( Virgilio).
In casa si ascoltava molta musica. Mia madre era un' elvisiana della prima ora, mio padre, con una carriera in avanspettacolo alle spalle, spaziava dalla canzone napoletana ai crooners, alla musica da film. Avevano comprato dal Readers Digest un apparecchio radiofonico, che sostituiva il "monoaurale". un 45 giri annunciava la novità. lo mettevi su e quello ti faceva sentire il rumore di una pallina da ping pong passare da una cassa all'altra. Una rivoluzione.
questo era il disco:
dite che l'ho presa alla lontana?
ok, aspettando il prossimo post eccovi un brano dal cd in arrivo
https://soundcloud.com/tmo-678072301/tangerines-oranges-etc
lunedì 7 dicembre 2015
lunedì 5 gennaio 2015
perchè piango Pino Daniele
mentre il buio se ne va
ti ritrovi a testa in giù
perchè hai dato sempre
e adesso non ce la fai più
Era la fine dei 70 e scoppia il neapolitan power di Napoli Centrale, Nuova Compagnia di Canto Popolare Toni Esposito Jenny Sorrenti Eugenio Bennato.Nell''85 Piscicelli "dedicherà" al movimento il film Blues Metropolitano. L'81 è l'anno di Troisi, che dopo gli inizi di non stop (1977), realizza il suo primo film.
Pino esordisce, dopo gavetta con Bobby Solo, Jenny Sorrenti e Napoli Centrale ( ricordo un concerto a Spezia, festa dell'Umità del '76). Dopo l'esordio del '77 con un buon disco e un anthem come Napul'è, quello che per me risultò una folgorazione fu il secondo, Pino Daniele del '79. Non ascoltavo musica italiana, eccezione fatta per De Andrè e poco altro, tutto proiettato verso il jazz di Lester Bowie, Anthony Braxton e Davis, le ultime propaggini prog e l'arrivo della " nuova onda" inglese e americana. Ebbene, quel disco era un concentrato di energia, di cose nuove per il panorama italiano, un misto di jazzfunkbossasamba spinto, arrabbiato, fresco. Suonato benissimo, cantato in un italonapoletano che mio padre capiva a meraviglia e io mi facevo tradurre. Ricordo che ci sedemmo insieme ad ascoltare entusiasti." questo farà strada" disse Ermanno. Brani come "Je sto vicino a te", " Basta na jurnata e sole", " Chillo è nu buono guaglione", "Putessere essere allero", il singolo "Je so pazzo" e la tradizione partenopea di " E cercame e capì", "Viento", "il mare". Confesso che dai tempi dei tre dischi di Toni Esposito, non mi capitava di entusiasmarmi così per un disco italiano.
i nomi di Rino Zurzolo, Vitolo Potter e De Rienzo ( già con Esposito su "Gente distratta") de Piscopo ( che conoscevo come batterista jazz) Marangolo, divennero familiari. I tre dischi successivi furono un crescendo stupendo ed ebbi l'occasione di vedere la band dal vivo al Miro Luperi di Sarzana per il tour di Vai Mo'
la grandezza di Pino sta tutta qua. Una grande applicazione, che gli ha permesso una crescita notevole come musicista, umiltà, rigore e l'attuazione di un melting pot musicale esplosivo, che prendeva la lezione di James Senese, di Esposito, di Murolo, mescolava il tutto e creava "il suono" di Pino Daniele. Pino aveva il suo suono, aveva creato qualcosa di unico e inconfondibile, quello che manca oggi agli "artisti" fatti con lo stampino.
ti ritrovi a testa in giù
perchè hai dato sempre
e adesso non ce la fai più
Era la fine dei 70 e scoppia il neapolitan power di Napoli Centrale, Nuova Compagnia di Canto Popolare Toni Esposito Jenny Sorrenti Eugenio Bennato.Nell''85 Piscicelli "dedicherà" al movimento il film Blues Metropolitano. L'81 è l'anno di Troisi, che dopo gli inizi di non stop (1977), realizza il suo primo film.
Pino esordisce, dopo gavetta con Bobby Solo, Jenny Sorrenti e Napoli Centrale ( ricordo un concerto a Spezia, festa dell'Umità del '76). Dopo l'esordio del '77 con un buon disco e un anthem come Napul'è, quello che per me risultò una folgorazione fu il secondo, Pino Daniele del '79. Non ascoltavo musica italiana, eccezione fatta per De Andrè e poco altro, tutto proiettato verso il jazz di Lester Bowie, Anthony Braxton e Davis, le ultime propaggini prog e l'arrivo della " nuova onda" inglese e americana. Ebbene, quel disco era un concentrato di energia, di cose nuove per il panorama italiano, un misto di jazzfunkbossasamba spinto, arrabbiato, fresco. Suonato benissimo, cantato in un italonapoletano che mio padre capiva a meraviglia e io mi facevo tradurre. Ricordo che ci sedemmo insieme ad ascoltare entusiasti." questo farà strada" disse Ermanno. Brani come "Je sto vicino a te", " Basta na jurnata e sole", " Chillo è nu buono guaglione", "Putessere essere allero", il singolo "Je so pazzo" e la tradizione partenopea di " E cercame e capì", "Viento", "il mare". Confesso che dai tempi dei tre dischi di Toni Esposito, non mi capitava di entusiasmarmi così per un disco italiano.
i nomi di Rino Zurzolo, Vitolo Potter e De Rienzo ( già con Esposito su "Gente distratta") de Piscopo ( che conoscevo come batterista jazz) Marangolo, divennero familiari. I tre dischi successivi furono un crescendo stupendo ed ebbi l'occasione di vedere la band dal vivo al Miro Luperi di Sarzana per il tour di Vai Mo'
la grandezza di Pino sta tutta qua. Una grande applicazione, che gli ha permesso una crescita notevole come musicista, umiltà, rigore e l'attuazione di un melting pot musicale esplosivo, che prendeva la lezione di James Senese, di Esposito, di Murolo, mescolava il tutto e creava "il suono" di Pino Daniele. Pino aveva il suo suono, aveva creato qualcosa di unico e inconfondibile, quello che manca oggi agli "artisti" fatti con lo stampino.
martedì 5 agosto 2014
il prima e il dopo. Gli accadimenti che cambiano una storia
La vita è una storia?
Senza dubbio è una serie di accadimenti, talvolta voluti, talvolta subiti, comunque così è.
Talvolta aspettati, sospirati, temuti, odiati
Già, comunque accadono. E ci cambiano.
Per chi scrive storie, gli accadimenti sono il sale della narrazione. Tra un accadimento e l'altro succede quello che sta in mezzo, il frattempo, la preparazione a quel che accadrà.nella vita è diverso, non sappiamo sempre quel che accadrà, non possiamo avere tutto sotto controllo.
C'è chi crede che tutto abbia un senso, che esista una legge universale, una divina provvidenza.
C'è chi crede nell'esperienza, in causa/effetto.
Fondamentale è che, nel momento dell' accadimento, si genera un cambiamento, una frattura con il prima e comincia un dopo.
Niente sarà più lo stesso. E come potrebbe?
Prendiamo un esempio conosciuto a chiunque ( mi auguro).
In "North by northwest" (Intrigo Internazionale) di Alfred Hitchcock, il protagonista Roger Thornill (Cary Grant) si trova seduto ad un tavolo nella hall di un albergo con alcuni uomini d'affari. Alcuni figuri osservano la scena in attesa che un uomo faccia un segno identificativo. Thornill deve avvertire la propria madre e chiama un fattorino per poter telefonare. In quel mentre un autoparlante chiama il nome di " George Kaplan". Ecco che i due hanno trovato il loro uomo. Da questo misunderstanding nasce tutto l'intrigo del film.
Niente sarà più lo stesso per Roger Thornill : E' il classico tema hitchcockiano dell'uomo perrseguitato ingiustamente in questo caso con lo scambio di identità.
Creare una frattura, un evento, determina un cambiamento, nella vita come nella narrazione, è una legge universale.
E niente sarà più come prima.
martedì 3 giugno 2014
Parlare di Piero Umiliani
Ieri sera ho parlato di Piero.
Non era la prima volta, mi è capitato già con le presentazione di Giètz!, ma è stato diverso.
partire da " Da Roma a New York" e finire alla Musica elettronica. Spiegare l'unicità di Umiliani, del suo lavoro, della sua totale dedizione alla musica. Attraversare le tappe di una intera carriera stracolma di capolavori. In due ore, tutto da solo. raccontare e proporre brani fondamentali della discografia del Maestro. Alla fine ero esausto ma entusiasta. E la gente con me. Un quarto d'ora di applausi che mi ha imbarazzato. Un quarto d'ora di applausi per il Maestro, che ha incantato tutti. Mi sono emozionato si, pensando quanto sarebbe stato contento che la sua musica ancora sapeva emozionare e stupire. Chi mi fermava per sapere il titolo di questo o quel brano, di quanto fosse bello, lo stupore di una carriera tanto versatile, indipendente, libera
All'uscita, dopo mezzanotte un tipo mi ringrazia per avergli fatto conoscere un vero e proprio genio che conosceva solo per ma nah ma nah. Beh, queste sono soddisfazioni, sapere che quel che hai fatto insieme ad un gruppo di persone qualificate, ha raggiunto lo scopo. Un lavoro " di servizio", per divulgare l'arte di un grande italiano, un grande artista cui tutti noi dobbiamo molto. Noi tutti che lo amiamo tanto
Non era la prima volta, mi è capitato già con le presentazione di Giètz!, ma è stato diverso.
partire da " Da Roma a New York" e finire alla Musica elettronica. Spiegare l'unicità di Umiliani, del suo lavoro, della sua totale dedizione alla musica. Attraversare le tappe di una intera carriera stracolma di capolavori. In due ore, tutto da solo. raccontare e proporre brani fondamentali della discografia del Maestro. Alla fine ero esausto ma entusiasta. E la gente con me. Un quarto d'ora di applausi che mi ha imbarazzato. Un quarto d'ora di applausi per il Maestro, che ha incantato tutti. Mi sono emozionato si, pensando quanto sarebbe stato contento che la sua musica ancora sapeva emozionare e stupire. Chi mi fermava per sapere il titolo di questo o quel brano, di quanto fosse bello, lo stupore di una carriera tanto versatile, indipendente, libera
All'uscita, dopo mezzanotte un tipo mi ringrazia per avergli fatto conoscere un vero e proprio genio che conosceva solo per ma nah ma nah. Beh, queste sono soddisfazioni, sapere che quel che hai fatto insieme ad un gruppo di persone qualificate, ha raggiunto lo scopo. Un lavoro " di servizio", per divulgare l'arte di un grande italiano, un grande artista cui tutti noi dobbiamo molto. Noi tutti che lo amiamo tanto
giovedì 29 maggio 2014
Un libro su Piero Umiliani 6
Come scatta un rapporto di empatia?
Fino ad ora ho sempre scelto di scrivere su argomenti che mi stavano a cuore, in modo del tutto libero.
Così è stato per Umiliani. Forse perchè il suo carattere assomiglia, per certi versi, a quella di mio padre.
Umiliani aveva un carattere forte, indipendente, talvolta caustico.
Caratteristiche che molto probabilmente, hanno pesato anche sulla sua carriera. Questo me lo ha reso ancora più vicino. Per rendersi indipendente da una major come la RCA e poter gestire le proprie cose direttamente, dette vita a proprie etichette e ad un sontuoso studio musicale all'avanguardia. Incredibile!
la forza delle proprie convinzioni, la continua ricerca sonora, rendono Umiliani un personaggio unico nel panorama musicale italiano. Questo deve essere chiaro. Umiliani non è ascrivibile a questa o quella corrente musicale. Nato jazzista, ha percorso tutte le strade che aveva di fronte come musicista totale. Rimanendo in cuor suo fedele al jazz che è musica di confine e di contaminazione. Questo suo essere indipendente, "indie" diremmo oggi, libero, me lo ha fatto sentire sempre molto vicino.
Fino ad ora ho sempre scelto di scrivere su argomenti che mi stavano a cuore, in modo del tutto libero.
Così è stato per Umiliani. Forse perchè il suo carattere assomiglia, per certi versi, a quella di mio padre.
Umiliani aveva un carattere forte, indipendente, talvolta caustico.
Caratteristiche che molto probabilmente, hanno pesato anche sulla sua carriera. Questo me lo ha reso ancora più vicino. Per rendersi indipendente da una major come la RCA e poter gestire le proprie cose direttamente, dette vita a proprie etichette e ad un sontuoso studio musicale all'avanguardia. Incredibile!
la forza delle proprie convinzioni, la continua ricerca sonora, rendono Umiliani un personaggio unico nel panorama musicale italiano. Questo deve essere chiaro. Umiliani non è ascrivibile a questa o quella corrente musicale. Nato jazzista, ha percorso tutte le strade che aveva di fronte come musicista totale. Rimanendo in cuor suo fedele al jazz che è musica di confine e di contaminazione. Questo suo essere indipendente, "indie" diremmo oggi, libero, me lo ha fatto sentire sempre molto vicino.
sabato 24 maggio 2014
Un libro su Piero Umiliani 5
Cominciamo con una errata corrige: Musicaelettronica 1 è stata compilata da
Rocco Pandiani, Gak Sato, Giulio Maini e Hiroshi Yamazaki. Maurizio
aveva accreditato il solo Gak come compiler. Chiediamo scusa a Rocco
Pandiani e soci per l'errore. nel volume trovate anche un'interessantissima intervita a quella persona squisita che è Rocco.
Cresce, sulla pagina facebook dedicata al libro, la voglia di sapere se nel volume stesso si parla di questo o quell'argomento.
Come curatore ed autore posso dirvi che abbiamo cercato di dare del Maestro un ritratto a tutto tondo e che nel volume compaiono sia la figlia e cara amica Elisabetta, sia la signora Stefania Umiliani. Non finirò mai di ringraziarle per avermi dato la possibilità di scrivere su Piero e di decidere l'architettura da adottare per l'impianto stesso del libro. Come ho detto in un post precedente tutto nasce da questo fortunato volume uscito per Tunué nel 2010 e successivamente ristampato
il romanzo grafico è l' omaggio all'età dell'oro del jazz italiano e ai suoi molti protagonisti.
Dico età dell'oro perchè in quel periodo i nomi dei musicisti e fior di professionisti riempirebbe mezzo elenco del telefono di una media città italiana. nel libro ne cito alcuni che lavorarono assiduamente con Umiliani. In un post precedente ho citato il grande chitarrista Mario Gangi. Qui vorrei parlare di Carlo Pes, figura centrale della musica italiana, già chitarrista di Bruno Martino e Armando Trovajoli, quindi compositore di colonne sonore e brani di grande successo come "il mondo" di Jimmy Fontana o " Che sarà" per Josè Feliciano.
Collaboratore e compositore per Mina, Patty Pravo, Dalida e per Franco Califano. Carlo Pes fece parte dei mitici Marc 4 di Antonello Vannucchi, altro grandissimo del jazz italiano che ho avuto il piacere di intervistare: trovate tutto nel volume.
Al prossimo post
Cresce, sulla pagina facebook dedicata al libro, la voglia di sapere se nel volume stesso si parla di questo o quell'argomento.
Come curatore ed autore posso dirvi che abbiamo cercato di dare del Maestro un ritratto a tutto tondo e che nel volume compaiono sia la figlia e cara amica Elisabetta, sia la signora Stefania Umiliani. Non finirò mai di ringraziarle per avermi dato la possibilità di scrivere su Piero e di decidere l'architettura da adottare per l'impianto stesso del libro. Come ho detto in un post precedente tutto nasce da questo fortunato volume uscito per Tunué nel 2010 e successivamente ristampato
il romanzo grafico è l' omaggio all'età dell'oro del jazz italiano e ai suoi molti protagonisti.
Dico età dell'oro perchè in quel periodo i nomi dei musicisti e fior di professionisti riempirebbe mezzo elenco del telefono di una media città italiana. nel libro ne cito alcuni che lavorarono assiduamente con Umiliani. In un post precedente ho citato il grande chitarrista Mario Gangi. Qui vorrei parlare di Carlo Pes, figura centrale della musica italiana, già chitarrista di Bruno Martino e Armando Trovajoli, quindi compositore di colonne sonore e brani di grande successo come "il mondo" di Jimmy Fontana o " Che sarà" per Josè Feliciano.
Collaboratore e compositore per Mina, Patty Pravo, Dalida e per Franco Califano. Carlo Pes fece parte dei mitici Marc 4 di Antonello Vannucchi, altro grandissimo del jazz italiano che ho avuto il piacere di intervistare: trovate tutto nel volume.
Al prossimo post
martedì 20 maggio 2014
Un libro su Piero Umiliani 4
Abbiamo detto di come Piero si fece trovare pronto al'arrivo delle truppe alleate con il suo Quintetto Stella.
Ciononostante nel '48 si diploma in giurisprudenza e nel '52 si diploma al Conservatorio Cherubini in contrappunto e fuga. Sono anni frenetici perchè già si sposta per registrare le prime composizion jazz e per una tournee norvegese. esistono scritti teorici, che compaiono nel libro, nei quali Umiliani dice la sua sulla composizione e nuove tendenze jazz come be bop o su interpreti come Tristano. Aveva le idee chiare il giovine. In questo " ritratto del musicista da giovane", ovvero prima dell'esplosione con "I soliti ignoti" Umiliani fa il suo apprendistato, si misura con la tradizione, affronta le nuove tendenze ( be bop appunto) insieme a colleghi che segneranno il jazz italiano (Basso, Valdambrini, Bonetto). Mai scegliendo la via più facile dello "scimmiottare" ma cercando una via "italiana" al genere americano.
Noi italiani siamo stati maestri in quest'arte. Pensiamo al western italiano, ai crime movies italiani ( Di Leo) alla commedia italiana (Risi/Monicelli) etc etc. Umiliani si pone come musicista completo, di fronte a quella che reputa la musica del suo tempo, una musica in continuo cambiamento, votata alla contaminazione. Il Maestro saprà di volta in volta miscelare beat o bossa nova al dettato jazz senza snaturare mai il suo stile, riconoscibile già dalle prime esperienze
Ciononostante nel '48 si diploma in giurisprudenza e nel '52 si diploma al Conservatorio Cherubini in contrappunto e fuga. Sono anni frenetici perchè già si sposta per registrare le prime composizion jazz e per una tournee norvegese. esistono scritti teorici, che compaiono nel libro, nei quali Umiliani dice la sua sulla composizione e nuove tendenze jazz come be bop o su interpreti come Tristano. Aveva le idee chiare il giovine. In questo " ritratto del musicista da giovane", ovvero prima dell'esplosione con "I soliti ignoti" Umiliani fa il suo apprendistato, si misura con la tradizione, affronta le nuove tendenze ( be bop appunto) insieme a colleghi che segneranno il jazz italiano (Basso, Valdambrini, Bonetto). Mai scegliendo la via più facile dello "scimmiottare" ma cercando una via "italiana" al genere americano.
Noi italiani siamo stati maestri in quest'arte. Pensiamo al western italiano, ai crime movies italiani ( Di Leo) alla commedia italiana (Risi/Monicelli) etc etc. Umiliani si pone come musicista completo, di fronte a quella che reputa la musica del suo tempo, una musica in continuo cambiamento, votata alla contaminazione. Il Maestro saprà di volta in volta miscelare beat o bossa nova al dettato jazz senza snaturare mai il suo stile, riconoscibile già dalle prime esperienze
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