lunedì 20 settembre 2010

Giètz!- l'accoglienza

Benevoli, i commenti e le recensioni a "Giètz!". Sin dall'anteprima di marzo a BILBOBUL, l'accoglienza è stata calda e, per certi versi entusiasta, sia da parte dei colleghi che del pubblico. Tanto che con una certa sorpresa abbiamo appreso che presso la libreria Irnerio di Bologna (dove si è svolta la presentazione, insieme a Thomas Martinelli, giornalista di "Alias")il volume era tra i più venduti, davanti ad una leggenda come Guccini (?!?).


A seguire altri articoli, interviste e segnalazioni, alcune delle quali posto qui sotto, cominciando da quelle che ci ha dedicato Ettore Gabrielli su LOSPAZIOBIANCO.IT

http://www.lospaziobianco.it/?p=5038
http://www.lospaziobianco.it/?p=4999

La recensione di Flavio Massarutto su JAZZ.IT numero 58:



e quella di XL/LA REPUBBLICA



Il Sole24ore definisce Giètz! "un apologo del jazz italiano". La mia intenzione era quella di indagare un periodo che ho sempre ritenuto poco indagato della nostra Storia, un periodo d'oro, in cui ci siamo cottradistinti con musicisti di eccellenza, quali Cerri, Sellani,Basso, Valdambrini, Cuppini e tanti altri.
Anche la recensione di Marco Laggetta su "Fumetto d'autore" segue questa linea

http://www.fumettodautore.com/recensioni/1069-gietz

Insomma, Hannes ed io possiamo dirci soddisfatti, consci di aver fatto un buon lavoro, al meglio delle nostre possibilità. Ovviamente ringrazio gli autori delle recensioni ed interviste e tutti coloro che si adoperano per la diffusione del lavoro, in testa la nostra casa editrice Tunué

sabato 18 settembre 2010

GIETZ-intervista ad Andrea Campanella

Ecco l'intervista rilasciata ad Enrico Colombo per TeleliguriaSud.
Prima parte





Seconda parte :

domenica 12 settembre 2010

Giètz! book trailer

Mi sono accorto di non aver mai postato materiale riguardante Giètz! e Gli eroi sono finiti. Comincio con il book trailer di Giètz! a firma Pasqualini/Campanella/Busani.
Spero vi piaccia




I LUOGHI SONO IMPORTANTI


In centro, sino alla fine dei 90 c'era un negozio di dischi ben fornito, Bloom and Rossman ( dal nome dei protagonisti di Kafka e Joyce). Per un periodo lavorai come commesso, mi pagavano in parte con denaro, in parte con LP, libri etc etc. Mi assunsero quasi per disperazione, ma anche perchè di "musiche" ne sapevo un bel po'. Da B&R ci si passava la giornata, si discuteva di Stranglers e Ramones, di Ultravox e New Order, si mettevano su gli Lp, si ascoltava. Arrivavano gli Ep. Gli E.P o extended playing avevano la dimensione di un LP ma contenevano di solito 3 brani. Tipo : il brano principale sulla side A , magari remixato e più lungo e due brani sul lato B ( uno magari era un live). Ricordo "Waterfront" dei Simple Minds con il pezzo omonimo sulla facciata A bello lungo ( non quello che andava sul LP) e dietro una versione live di "King is white and in the crowd". B&R era anche il luogo di scambio di audiocassette: " Io ti registro i Damned tu mi fai i Jesus and Mary chains". Maxwell o Sony C45, C60, C90. Di solito bastava una C45 per un LP, ma c'era, ad esempio, il quarto di Gabriel, che per poco non ci stava. E allora si prendeva la C60, ma ci avanzava un sacco di nastro. Se avevi culo e il tuo amico era appassionato di gabriel, ti metteva un bel bootleg. C'erano le pins, i posters e i bootlegs. Ah i bootlegs! una caccia infinita alle registrazioni pirata. Tra i tanti ricordo un concerto di Bowie doppio che conteneva le edizioni francese e tedesca di Heroes. Negozi come quello non esistono più e non è un bene. E' più facile reperire le musiche a scrocco, ma non è un bene del tutto. Puoi discutere nei forum ma non è la stessa cosa. Vestirsi in modo "giusto" con la madre che dice "Dove vai?", poi ti vede e aggiunge "Ah, vai dai dischi" e tu che fai presto perchè sai che arriva la copia dell'ultimo EP di Sylvian, che ha fatto un disco solista e lo devi avere.
Si, non è la stessa cosa

venerdì 27 agosto 2010

Raccontare


E' pieno di storie interessanti, in giro. Amici, così come sconosciuti, mi avvicinano per raccontare storie. Li blocco sul nascere e non per cattiveria, ma perchè ho già almeno due storie in lavorazione. Di solito le storie vado a cercarmele. Vado in qualche paesino, vedo un personaggio che mi interessa e chiedo se vuol raccontarmi la sua storia.
Altre volte, con la storia già in testa, chiedo a testimoni su aspetti poco conosciuti. Una storia ne figlia altre, così che ho già pronte una trentina di storie. Mi capita di passare interi sabati ( il mio giorno libero) negli scantinati della biblioteca civica "Ubaldo Mazzini", a sfogliare annate de Il secolo XIX, Il Telegrafo, La Nazione. Nello scrivere Gli eroi sono finiti e Giètz!, sono ricorso spesso all'aiuto dei quotidiani d'epoca e mi sono imbattuto in storie incredibili, alcune citate appena nei lavori di cui parlavo. Altre me le sono annotate sulla moleskine, altre sono fotografate dalla camera e stanno nel pc. Nel pc, anzi nell'hard disk esterno, stanno pure i filmati e le foto. Mi porto sempre dietro la videocamera, filmo le persone mentre raccontano, filmo i luoghi. E' stato molto utile per Giètz!, visto che lavoravo con Hannes che è di Bolzano e non conosceva San Terenzo o Fiascherino. E' tutto lì nella memoria virtuale che ti puoi portare appresso. Ma torniamo alle storie. Quali sono "meritevoli" di essere raccontate? Dove cade la scelta? "Ah bene, questo non è mai stato raccontato!". Oppure: " questo è stato raccontato ma da un certo punto di vista, diverso dal mio". Per quel che mi riguarda arrivo a raccontare storie con un bel po' di arretrato, nel senso che in saccoccia ho già del buon materiale. Mi sono dato un termine. Del tipo: il ciclo di Bertani sarà di non più di 4 libri.Perchè con quelli penso di esaurire tutto quel che ho da dire, anche in merito al personaggio, che mi è servito per raccontare cose che mi stavano a cuore. Il personaggio è la testa di ponte. E' un mezzo, non il fine, almeno per me. Non è Sherlock Holmes o Maigret. E' una biella, importante si, nell' ingranaggio generale. Talvolta funge da Virgilio della situazione, talvolta semplicemente subisce gli eventi. Le storie appunto e la memoria. Per me è un conto aperto. Soprattutto le pieghe della storia, quelle dove ti puoi intrufolare per dare spazio o prenderne, a seconda dei casi. La Storia impone un passo indietro, non vai dietro al contemporaneo che spesso ti sfugge, che lo devi prendere per i capelli e spesso non ti resta in mano che qualche capello sfibrato. Certo, è una bella sfida raccontare la contemporaneità e l'ho fatto, anzi lo sto facendo, ma non si vedrà subito, quindi diventerà sedimento anche quello. Ciò che si racconta necessita di sedimentazione? Bah, forse, o forse è solo un fatto di coraggio, buttarsi a raccontare, in fondo il bello è tutto li

giovedì 8 aprile 2010

GIETZ!:PASSATO "IMPERFETTO" (for jazz lovers only)


Questo post può apparire superfluo. Non per i jazzofili. Poichè Giètz! è dedicato anche a loro, è d'uopo una precisazione. Nel momento in cui Nicola apre il regalo ricevuto da Piero (Umiliani) si trova di fronte il long playing del Chet Baker Quartet e Russ Freeman del 1954, un capolavoro del cool west coast. Si mette in ascolto. Parte il brano "Just Friends". Bene, quel brano, in quel long playing, non c'è. Ho passato tempo a spiegare quanto G. sia documentato e corcostanziato, ed è così, ma c'è un ma. Una imperfezione. Non l'ho neppure segnalata nel volume. "Just friends" è uno dei brani che più adoro di Chet (insieme a "But not for me" e "Time after time") e doveva esserci, in un momento tanto importante per lo svolgimento della storia. Il brano compare in "Chet sings" (per la cronaca). Ecco quindi la "forzatura".Nulla di grave, giusto una licenza. E' il brano che suscita in Nico la voglia di tornare a suonare ed il testo "solo amici", ricorda il suo rapporto con la signora Zamberletti. Mi è successo, durante la stesura dello script di avere dubbi, ed ho trovato nell'amico Stefano Zenni, una spalla insostituibile, con la quale consultarmi per scelte musicali e temporali. In questo caso ho scientemente deciso di "barare". Ecco quindi che anche all'interno di un lavoro meditato e dcumentato, il cuore prende il sopravvento e decide.

tracklist incisioni Baker/Freeman
1. Isn't It Romantic?
2. The Lamp Is Low (Adapted From the Ravel Piece "Pavane")
3. This Time The Dream's On Me
4. Maid In Mexico
5. Russ Job
6. Imagination
7. Long Ago (And Far Away)
8. Carson City Stage
9. Easy To Love
10. No Ties
11. All The Things You Are
12. The Thrill Is Gone
13 Band Aid
14.Bea's Flat
15.Moon Love
16.Happy Little Sunbeam
17. I Fall In Love Too Easily
18. Winter Wonderland

domenica 21 marzo 2010

FRESU


La sera del 22 luglio 2008 me ne sto comodamente seduto in Piazza del Bastione a Spezia (la mia città) ed aspetto l’inizio del concerto di Paolo Fresu ed Uri Caine insieme a mia moglie. E’ la 40esima edizione del Festival del Jazz, il più longevo d’Italia. Un’ottima edizione (curata dall’amico Matteo Piazza), che vede arrivare in città e provincia Antonio Ciacca, Kenny Wheeler, Kenny Barron, De Paula e Bosso, Ludovico Einaudi, Cafiso e molti altri talenti. Giètz! sta a metà del guado ed ho in testa, da qualche tempo, di chiedere ad un trombettista, un intervento da inserire come prefazione o comunque come testo correlato. Conoscendo l’escursus di Fresu, il ragazzo partito da Berchidda e diventato una star internazionale, ho deciso di rivolgermi a lui che meglio di ogni altro, incarna l’ascesa del “mio” Nicola Bertini. Il concerto propone molti brani dell’ultimo lavoro “Things”, insieme ad alcuni standards italiani. Emozionante e magico come sempre. Al termine del concerto mi avvicino al palco, Vedo Paolo che chiacchiera con Lella Costa, resto ad aspettare. Passa l’amico Matteo e gli chiedo se può presentarmi. Stringo la mano e mi presento, iniziando ad illustrare il progetto cui sto lavorando: non ho nulla con me, ne tavole ne sceneggiatura, nulla. Racconto del concerto che Duke Ellington tenne al Teatro Monteverdi nel maggio del 1950. Uri Caine al nome di Ellington rizza le orecchie e si avvicina con il suo bicchiere di bianco. Racconto della vicenda di questo trombettista che alla fine della guerra comincia a muovere i primi passi tra band italoamericane e clubs. Entrambi si interessano molto e Paolo mi dice di scrivergli e tenerlo aggiornato. Nei mesi seguenti prendo a mandargli materiale, sino ad arrivare alla fine. Mi chiede gentilmente di fotocopiare tutto e spedirglielo. Mentre si trova a Bari lo chiamo su sua indicazione: si complimenta per il lavoro e mi chiede alcune precisazioni storiche. Lo scritto arriva puntale ed è quello che leggete in coda a Giètz! Grazie Paolo.